L’ISOLA BISENTINA

I segreti dell’isola Bisentina

Pubblicato in settembre sulla rivista Il Nuovo Corriere del Tufo,  nella rubrica Città Invisibili, a cura di Luca Federici

Torniamo a parlare dell’Isola Bisentina, la meraviglia più assoluta del lago di Bolsena, giacchè in questo ultimo anno è stata venduta dalla famiglia del Drago alla fondazione Rovati. La fondazione in questione nasce da una multinazionale farmaceutica, la Rottapharm, che negli ultimi anni sembra aver fatto un cambio di rotta, dedicandosi a investimenti culturali, tra i quali il primo polo museale  Etrusco a Milano, presto inaugurato  in via Venezia.

Attualmente la fondazione Rovati, in accordo con la Soprintendenza, ha avviato tutta una serie di interventi di messa in sicurezza e di ripulitura dell’isola. Il primo programma di operazioni sta interessando la linea di costa della Bisentina per recuperare la visuale sul lago. Poi la ripulitura dei sentieri, dell’uliveto e dei giardini all’italiana. E’ poi in previsione di recuperare

il porto romano, la vecchia darsena e la peschiera. Hanno parlato da filantropi nell’augurarsi di ritrovare le viti del vigneto del monastero,  mentre tra gli alberi hanno identificato una Farnia, ovvero una quercia rara che risale a un bosco di epoca romana.

Ma la cosa che tra tutte risulta più importante è che  la famiglia Rovati ha assicurato che l’isola Bisentina sarà a disposizione di turisti e cittadini, ma anche di storici e archeologi.

Questa è certamente  una notizia sensazionale, che qualora venga  mantenuta permetterebbe di toccare con mano la sacralità di quel luogo. Accedere alla Malta Papale, poter ripercorrere quella che sembra una via Crucis che tocca tutta l’isola, ma che ad un occhio esoterico può rappresentare a tutti gli effetti  un percorso iniziatico.

 

Ebbe la santa chiesa in le sue braccia dal torso fu, e purga per digiuno  le anguille di Bolsena e la vernaccia.

                                 Dante  Alighieri, Purgatorio XXIV

Il lago di Bolsena, il più grande  tra quelli di origine vulcanica in Europa è uno specchio d’acqua di rara bellezza. Abitato fin da epoche antiche, come testimoniano i numerosi ritrovamenti archeologici, in particolare la piroga, lunga sei metri e risalente all’età del bronzo.  Anticamente veniva considerato il centro del mondo, e probabilmente il grande bacino circolare vulsineo  rappresentava un luogo sacro. I quattro tumuli (Aiole)  formavano un quadrato nel cui centro sgorgavano sorgenti termali, e intorno ad esso sorgevano villaggi, successivamente sommersi dall’innalzamento delle acque. Per gli etruschi il lago rappresentava il centro della dodecapoli, ed è ipotizzabile che fosse il luogo in cui si trovava il Fanum Voltumnae, il tempio caro a tutta la confederazione, che  una volta all’anno convergeva sulle sponde del lago per raggiungere comuni obiettivi e celebrare i fasti religiosi. Secondo alcune teorie questo mitico santuario degli etruschi non andrebbe ricercato in una struttura convenzionale, ma nella profondità della terra, dove era possibile ai sacerdoti entrare in contatto diretto con le divinità telluriche e celesti.

All’interno del monte Tabor (che in ebraico significa Ombelico) si trova  La “Malta Papale”, un profondo cunicolo scavato nel tufo lungo più di 300 metri, dove al termine si raggiunge una camera circolare di circa sei metri di diametro. Guardando in alto si riesce a vedere la luce, che attraverso un pozzo raggiunge quasi la sommità del monte. All’interno della camera ipogea si nota un altro pozzo di circa un metro e mezzo che scende più in basso, attualmente colmo di terra, che probabilmente entrava in contatto diretto con le acque del lago. Con molta probabilità in questo luogo  i dodici lucumoni etruschi si riunivano per prendere decisioni comuni ed officiare i riti misterici. La Malta, che significa fango, in epoca medievale è stata riadattata come prigione per eretici, i quali venivano gettati nel buio eterno, rotto solo dalla luce del pozzo sovrastante. Dentro la Malta papale ha finito i suoi giorni il maestro templare Ranieri Ghiberti. Ma la storia di questo antico  pozzo sacro è resa ancor più affascinante dalla scuola Teosofica della Terra Cava. Secondo queste teorie il pozzo al centro del monte Tabor sarebbe uno degli ingressi segreti per il regno sotterraneo di Agarthi, che in sanscrito significa “l’inaccessibile”. La prima studiosa che affrontò questo tema fu Helena Petrovna Blavatsky, di origine ucraina. Cofondatrice della Società Teosofica nel 1875, ebbe una vita avventurosa e pare fosse dotata di particolari poteri psichici. Fautrice della teoria della terra cava partì in missione tra il deserto del Gobi e le vette dell’Himalaya tra l’India e il Nepal, alla ricerca della capitale del regno di Agarthi, Shamballah, che in sanscrito significa la città di Smeraldo. Vi sarebbero vari ingressi per il mondo sotterraneo, le porte più grandi sono al polo nord e al polo sud,  le più celebri sono vicino alla tomba di Giza, altre in sud America o nelle miniere di Re Salomone. Le porte sono occultate attraverso particolari moti vibrazionali e possono aprirsi solo a menti iniziatiche, illuminate. L’occultamento delle porte secondo la filosofia teosofica fu realizzato allo scopo di impedire al male di accedere ad Agarthi. Infatti le popolazioni della terra cava sono portatrici di luce, le quali conservano ancora i caratteri dell’età dell’oro dell’umanità. Sono tante le leggende che ruotano intorno a questo mitico popolo pacifico e superiore, forse in contatto diretto  con entità aliene. Secondo queste teorie risulta possibile che gli etruschi siano detentori di tale cultura. Infatti il popolo dei Thyrseni non è certamente autoctono, c’è chi sostiene che provengano dall’Asia minore, chi dal nord Europa, chi da Atlantide, altri sostengono invece che essi provenissero dal centro della terra. Dopo essersi stanziati intorno al lacus Volsinii hanno costruito città e templi di inedita fattura, mai esistiti nella penisola italiana e nel resto d’Europa, tanto da plasmare  la stessa Roma. Essi erano portatori di sublimi scienze segrete, quali l’agrimensura, una sorta di geografia sacra, la medicina o la scienza folgorale. Conoscevano gli astri e i moti dei pianeti e sostenevano che le scienze sacre fossero state donate agli aruspici dal dio Tages, emerso da una zolla di terra. Essi hanno influenzato decisamente la storia del mondo  per poi scomparire altrettanto misteriosamente, forse facendo ritorno al centro della terra e  celando i propri sacri segreti. Lo stesso Romolo al momento di costruire Roma, chiamò sul Palatino dei sacerdoti etruschi per fondare l’omphalos dell’urbe.  Quindi scavarono un profondo pozzo che somiglia  a quello che si trova al centro dell’isola.

Durante il medioevo l’isola Bisentina attraversò fasi distinte, prima veniva usata dagli abitanti della vicina Visentium per sfuggire alle invasioni barbariche e saracene. Dopo la distruzione di Bisenzio la sede vescovile venne spostata a Castro e le sponde lacustri furono contese tra Orvieto Viterbo e la Camera Apostolica. Il lago e in particolare l’Isola Bisentina tornò a vivere il proprio splendore con la salita di Paolo III Farnese al soglio pontificio, che creò il ducato di Castro donandolo al figlio Pier Luigi. Iniziò un periodo di grande splendore per la  Bisentina. Sull’isola vennero costruite sette chiese, tante quante le sette  basiliche di Roma. Interessante il desiderio dei Farnese di dare nuova veste sacrale all’isola, riproducendo i luoghi della passione di Cristo, tra i quali la trasfigurazione sul monte Tabor, la crocifissione sul Golgota e il bosco degli Ulivi.

Gli abitanti del ducato di Castro potevano fare ammenda dei propri peccati pellegrinando sull’isola, anzi, ricevevano un trattamento speciale da Paolo III, che concedeva la completa assoluzione a coloro che avessero compiuto l’itinerario di purificazione sulle chiese della Bisentina. Gli edifici religiosi come il Convento Francescano, la Rocchina o chiesa si S. Caterina e la Cappella del Crocefisso sono opera di Antonio da San Gallo il Giovane e del Vignola. La particolare costruzione dei tempietti sparsi sull’isola mostrano ideali esoterici. Il cerchio e il quadrato rappresentano l’innalzamento dell’uomo verso la perfezione, mentre l’ottagono e il cerchio simboleggiano  una perfezione ormai raggiunta. La distruzione del ducato di Castro nel 1649 riportò l’isola sotto la camera apostolica, che dopo averne fatto una residenza estiva dei Papi ha provveduto a cederla a privati.

Luca Federici

 

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