LARTH VELCHAS

VELCH, dio del vulcano Volsinio

 

 

 

Nella chiesa di Santa Maria in Castello (…), a Tarquinia, si trova un’importante lastra marmorea, con un’iscrizione in caratteri etruschi. Il manufatto è stato reimpiegato nel pavimento della chiesa, dove tuttora è visibile, in prossimità dell’altare, tra la navata centrale e quella di sinistra.

Si può leggervi:

Larth Velchas thui cesu (1)

Si pensa che l’iscrizione fosse parte di un sarcofago, forse del IV secolo a.C., rinvenuto a Tarquinia. L’iscrizione viene concordemente tradotta da più linguisti con le seguenti parole:

Larth Velchas (è) qui deposto

 

 

 

 

 

 

Foto di Mauro Bracci e Bruno Boretti

La parola Larth, secondo la tradizione letteraria classica corrispondeva al titolo di un’alta carica istituzionale etrusca, attribuito a eminenti personaggi della casta lucumonica, come Larth Pursina – il “re” Porsenna di Chiusi –e altri, il cui ruolo comportava di coordinare le relazioni tra le dodici regioni etrusche. Il Larth veniva eletto solennemente durante le annuali celebrazioni al Fanum Voltumnae di Volsinii. Il nome Velchas, nel compendio linguistico del Pallottino viene elencato assieme ad altri vocaboli etruschi: Velch, Velchaie, Velchanas, Velche, Velches, Velchinei, Velchainasi.

La base comune di tutti questi vocaboli è il nome Velch che tutti i linguisti, unanimemente, interpretano quale nome del dio etrusco del vulcano e del mondo infero, nome presente nel celebre “fegato” bronzeo di Piacenza. Nome dal quale deriva il latino Vulcanus (o Volcanus).
Il tarquiniese Larth Velchas deve essere stato un importante personaggio relazionato con il culto del dio Velch. Così, analogamente, vari nomi etruschi sul tipo di Velthienas, Velthina, Velthur, Velthurnas sono da mettere in relazione con rappresentanti del culto del dio solare Veltha, citato nel liber linteus e raffigurato in un noto specchio di Tuscania con il nome Veltune.
Nei recenti scavi presso il tempio etrusco del monte Landro (San Lorenzo Nuovo, VT) è venuto alla luce un frammento di età arcaica, con l’iscrizione Ve…ch dove, sicuramente, prima del danneggiamento che ha cancellato una lettera, doveva leggersi Velch; infatti, come è evidente dal succitato testo del Pallottino, in etrusco non esiste un’altra lettera che possa sostituirsi alla “L” mancante in Ve…ch. La traduzione, quindi, non presenta dubbi o difficoltà. Ma, allora, perché chi ha pubblicato l’iscrizione, tra l’altro in modo sommario e senza documentazione fotografica, ha scritto che l’iscrizione “non ha riscontro nel corpus epigrafico etrusco noto”? (2)
L’iscrizione con il nome Velch, in questo caso, conferma quanto sostenuto da tanti studiosi e ricercatori: ovvero, che il tempio del monte Landro, eretto sopra un rilevante cono vulcanico, da dove fuoriuscivano vapori di vene di acqua calda sotterranea, (3) fosse dedicato proprio al dio del vulcano Volsinio, Velch, e che la vasca con “puteale” servisse per funzioni oracolari e non perché i sacerdoti vi si lavassero i piedi …
Inoltre, tutto ciò conferma pienamente quanto scritto da Angelo Timperi – per trent’anni archeologo della Soprintendenza nell’area di Bolsena – nel suo libro “Il Tempio di Voltumna a Bolsena”(4): e cioè che Bolsena sia stata l’antica Volsinii di cui scrive Plinio e dove era collocata la leggenda del “mostro Volta” che terrorizzava, bruciava e uccideva, in riferimento ai fenomeni sismici e tellurici che, per gli antichi, erano prodotti dal temibile dio del sottosuolo vulcanico, Velch. Uno dei suoi templi, appunto, era sul monte Landro, dove è stata rinvenuta l’iscrizione arcaica.
Sono molti gli interrogativi sollevati da una semplice iscrizione di quattro lettere.
(1) Vedi Massimo Pittau, Testi etruschi tradotti e commentati, Roma, 1990 e Massimo Pallottino, Testimonia Linguae Etruscae, Firenze 0954, 01968.
(2) Studi etruschi, Vol. LXXVII, 2014, serie III.
(3) Vedi: Contribuzione allo studio geologico dei vulcani volsini, di P. Moderni, 1904 – scaricabile in rete.
(4) In corso di ristampa.

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