FANUM, UN CONFRONTO

lucia-morpurgo

Lo scritto dell’archeologa Lucia Morpurgo,”L’ascia-martello sacrale di Bolsena”, è iscritto nelle “MEMORIE DELLA R. ACCADEMIA NAZIONALE DEI LINCEI” Classe di Scienze Morali Storiche e Filologiche”. Lo scritto contribuisce a confermare la tesi del Fanum Voltumnae a Bolsena. Di grande interesse è la tesi della triade Nortia-Vertumnus-Voltumna a Bolsena cui l’archeologa giunge interpretando Tito Livio che, nei suoi scritti, associa Nortia a Templum e Voltumna a Fanum, definito ”… locus effatus”. 

Lucia Morpurgo, oltre a valente archeologa, è stata una profonda conoscitrice della religione e della civiltà etrusca. Fu allieva del famoso archeologo Luigi Pernier, lo scopritore della “cultura” di Rinaldone. E’ stato lo stesso Pernier a introdurre lo scritto sull’ascia martello della Morpurgo nella prestigiosa pubblicazione dei Lincei.

Una figura di tale rilievo culturale è stata inspiegabilmente dimenticata, assieme alle sue scoperte, da quella che è l’ufficialità accademica del nostro paese.

IL TEMPIO NAZIONALE DEGLI ETRUSCHI: UN CONFRONTO E’ NECESSARIO

Acquisizioni e scoperte di rilievo sembra che stiano sfuggendo all’attenzione degli archeologi che operano nella città umbra di Orvieto e che sostengono di aver localizzato il sacrario nazionale dei dodici popoli etruschi, il tempio di Voltumna (Fanum Volumnae), situato proprio nella vallata ai piedi di Orvieto.

L’area sacra dissepolta è però di modeste dimensioni e, perlopiù, di età romana, conservandosi ben poco dell’originario santuario etrusco.

Non vi sono elementi determinanti, a sostegno della tesi avanzata: una testa scultorea senza identità alcuna, un’iscrizione di incerto significato e poco altro. Certo, l’area indicata – il Campo della Fiera – fu senz’altro un’importante area sacra etrusca, ma nulla è emerso che mostri l’evidenza di un sacrario “nazionale”, né di un’attestata tradizione di un locale culto di Voltumna, la dea Fortuna che dagli Etruschi era chiamata Norzia. Nel suo tempio, tramandano gli autori classici, veniva annualmente infisso un lungo chiodo rituale, per fissare il tempo e computare il calendario sacro. Nella città di Bolsena fu scoperto e portato alla luce un santuario etrusco che gli archeologi hanno giustamente chiamato “Tempio di Norzia”, in località Pozzarello. Il culto della Fortuna etrusca è stato qui confermato senza alcuna indecisione. Sono venuti alla luce i “chiodi” rituali e gli ex voto, lamine argentee con occhi incisi, a testimoniare che sicuramente il tempio fu dedicato alla suddetta dea.

Un’archeologa di rinomata fama, Lucia Morpurgo, allieva del celebre Luigi Pernier (lo scopritore della “cultura” di Rinaldone), rinvenne a Bolsena un’ascia-martello di uso rituale, utilizzata per la infixio del chiodo trabalis che avveniva nel tempio di Norzia. Inspiegabilmente, questo significativo reperto e la pubblicazione, estremamente dettagliata, della Morpurgo non sono stati dibattuti e valorizzati dagli archeologi.

A Bolsena la tradizione del culto di Norzia è attestato dal suo trasporsi nel culto cristianizzato di S. Cristina, patrona delle acque come la dea Fortuna. A Bolsena, inoltre, è esistito, fino all’ultimo dopoguerra un tempio che, per secoli(!), è stato chiamato “Tempio di Norzia” (a Porta Fiorentina) e dove il culto dell’acqua, in età romana, fu sostituito con l’impianto di un edificio termale.

Sembra, in sintesi, che una notevole mole di indicazioni sul culto di una dea etrusca, in Bolsena, non venga tenuto nella giusta considerazione dagli etruscologi.

Alcune pubblicazioni documentano quelle che sembrano sicure prove sul culto della Fortuna etrusca in Bolsena:

- Il Fanum Voltumnae a Bolsena, A. Timperi, SED ed., VT.

- La dea di Bolsena, autori vari, Effigi ed.

- Nuovi Bronzi Romani del Museo delle Terme, Lucia Morpurgo, Acc. dei Lincei, Roma 1927 (scaricabile in rete).

- Il tempio del Pozzarello, Ettore Gabrici, 1904, Notizie di Scavi, Bollettino di informazione archeologica (scaricabile in rete).

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